La salute prima di tutto (5° parte)

La sera del primo giorno dopo aver piuttosto gradito anche la cena, mi addormento stremata alle 20,30.
Stanca per la tensione accumulata, perché fisicamente qui non c’è nulla da fare, se non evitare gli ascensori ed usare le scale, ma poi si sa, subentra la pigrizia.
Una parolina sugli ascensori dell’ospedale.
La struttura è enorme, composta da nove piani a salire e tre piani sotterranei.
Ci sono quattro ascensori e prima di tutto devi entrare nell’ottica del loro funzionamento.
Quando un ascensore sta salendo, sale comunque fino all’ultimo piano e quando sta scendendo scende comunque fino in fondo.
Quindi se parti mettiamo dal piano terra, devi salire e becchi l’ascensore che sta scendendo dal 2° piano, devi mettere in conto che non ti porterà subito su, ma continuerà a scendere fino a meno 3 e poi ricomincerà a salire, fermandosi se l’hanno prenotato ed in genere così accade, perché c’è molto via vai, in tutti i piani.
Vedi gente (che principianti!) che fa su e giù senza capirci nulla.
Alla fine cedi e almeno per scendere vai a piedi.
Due paroline anche sulla mia compagna di stanza, una vecchia che è stata operata due volte.
Poverina è poverina, però due palle! Presumibilmente benestante e viziata, chiama continuamente le infermiere: “E mettimi così e spostami il cuscino e prendimi questo”, anche di notte, un continuo, un incubo. Spazia da “mi fai una lavanda vaginale?” a mezzonotte a “mi apri le fette biscottate?” a colazione.
E poi non le va mai bene niente: “Il cibo fa schifo, il personale è maleducato…”, vive distesa rifiutandosi di alzarsi (potrebbe benissimo), con la luce perennemente accesa, anche di notte.
E soprattutto è perennemente smutandata, sia chiaro non per esigenze mediche, ma così perché lo preferisce, forse per far prendere aria alle idee.
Camicia da notte altezza pancia, lenzuolo sceso ai piedi, gambe divaricate, sempre.
Insomma con lei ci vuole pazienza e qui dentro devo dire che ne hanno da vendere, comunque sono sempre gentili.
Il lavoro dell’infermiere è decisamente poco retribuito e necessita di una grande passione ed amore per il prossimo.
Ora ne ho le prove e la certezza.
Gli interinali pare guadagnino addirittura solo circa mille euro.
Non è decisamente adatto a me, che detesto gran parte dell’umanità.
Insomma la prima sera alla vecchia hanno portato la pasta con il sugo, a me il brodo di verdure.
E già ci sono rimasta male.
Allora il giorno dopo a pranzo, facendo la vaga:
“A lei cosa hanno portato? Vediamo se abbiamo le stesse pietanze eheheh”, con un sorrisetto da simpatica amicona.
Io minestrina, lei fusilli al sugo.
Ma porcooo…
Il marito intuisce qualcosa (ma va?) vedendo il mio sguardo afflitto e mi chiede:
“Vuole la pasta? Tanto lei non la mangia”.
Io con occhio innocente: “Se proprio non la mangia. Ma è sicura? Sicurissima? Magari la gradisce più tardi”.
Non è cattiveria, tanto non la mangiava.
Penso che potrei essere la prima paziente che esce dall’ospedale ingrassata!
Sempre se non esco orizzontale, come punizione per la mia crudeltà!

Segue…

Informazioni su FattiFurbetta

FattiFurbetta è un blog romano che vuole fornire consigli sull'arte del risparmio. Fondato da Monica, si avvale della collaborazione di un gruppo di amiche, tra le quali Marilena (make up artist), Romina (cuoca provetta) oltre ad una serie di esperte di moda e di shopping come Alessandra e Mariangela. Chiunque voglia fornire spunti, idee e suggerimenti sarà ben accetto nel gruppo. Enjoy and have fun!
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Una risposta a La salute prima di tutto (5° parte)

  1. Davide Di Pietro ha detto:

    In questi giorni sono di nuovo caduto vittima degli ascensori ospedalieri della nostra Capitale (non faccio nomi perché questo è un blog pubblico).
    In effetti la domanda sorge spontanea:- che la facciamo studiare a fare tutta quella Elettronica Industriale e IA (Intelligenza artificiale) ai nostri allievi ingegneri se poi gli ascensori ospedalieri funzionano in modo sequenziale?
    E pensare che un libro di C++ degli anni ’90 (scritto da due tedeschi – loro hanno il senso dell’organizzazione – bisogna ammetterlo!) dedicava, come esercitazione, decine e decine di pagine su come implementare un automa a stati finiti per la gestione di un ascensore in un edificio pubblico.
    In attesa che qualche ingegnere volenteroso legga questo commento, ti invio un saluto.
    Davide 🙂

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