Non sono un pozzo di scienza

Purtroppo per me, è un po’ che latito dal blog, causa impegni vari.
Mi affaccio per parlarvi al volo di una gita che ho effettuato i primi di settembre.
A chi immagina che io possegga una certa dose di cultura, confido per prima cosa che ho scoperto, da poco più di un anno, che i semi di melograno si mangiano; prima li succhiavo e li sputavo, tra l’altro imprecando per la scomodità dell’operazione.
Secondariamente pensavo che il pozzo di San Patrizio, citato spesso da mia nonna, rispondendo a richieste di denaro da parte dei nipoti: “seee lallero, mica so’ il pozzo di San Patrizio”, fosse un posto immaginario, un luogo dell’anima, come l’inferno di Dante o l’isola che non c’è di Bennato, per intenderci.
Poi un giorno, parlando di un’escursione che mi aveva entusiasmato, un amico mi ha suggerito: “devi assolutamente andare a visitare il pozzo di San Patrizio,  è una figata, puoi insultare quelli di fronte, tanto non vi incontrate!”
Quale motivazione migliore?
Dunque esiste sul serio e si trova ad Orvieto.
In origine esso non aveva niente a che vedere né con San Patrizio, né con il denaro, da cui le risposte di nonna.
Fu costruito nel XVI secolo da Antonio da Sangallo il Giovane, su ordine di Papa Clemente VII, con lo scopo di rifornire la città di acqua pura anche in caso di assedio.
Si tratta di una costruzione cilindrica larga 13,40 metri e profonda 53,15 metri, composta da due scalinate a spirale, formate da 248 bassi scalini e illuminate da 70 finestroni centinati e sovrapposti.
La particolare architettura delle due rampe elicoidali, a senso unico, autonome e servite da due diverse porte, permetteva la discesa da un lato e la contemporanea salita dall’altro, dei muli carichi di otri d’acqua, senza che questi si intralciassero.
Solo in seguito la profondità del pozzo è stata associata ad una caverna detta Purgatorio di San Patrizio, che si trova in Irlanda e che, secondo una leggenda medievale, immetteva negli inferi.
Ancora più tardi si è aggiunto il significato metaforico di profondità come inesauribile ricchezza.
Per questo i visitatori arrivati in fondo gettano una monetina nella pozza d’acqua.
C’è da dire che c’è gente che butta monetine pure tra le scale mobili del centro commerciale i Granai. Inspiegabili usanze.
Il pozzo è abbastanza largo, secondo me, da non suscitare particolare senso di claustrofobia, a meno che non se ne soffra gravemente, però è molto umido e dunque in estate assai caldo. Considerando la risalita, il fiatone e una bella sudata sono assicurati.
E’ vero che si possono insultare quelli di fronte, però poi forse ti aspettano fuori.
Enjoy!

pozzo-3

pozzo-5

Una volta tanto pubblico due belle foto grazie alla mia amica Susan 😀

Pubblicità

Informazioni su FattiFurbetta

FattiFurbetta è un blog romano che vuole fornire consigli sull'arte del risparmio. Fondato da Monica, si avvale della collaborazione di un gruppo di amiche, tra le quali Marilena (make up artist), Romina (cuoca provetta) oltre ad una serie di esperte di moda e di shopping come Alessandra e Mariangela. Chiunque voglia fornire spunti, idee e suggerimenti sarà ben accetto nel gruppo. Enjoy and have fun!
Questa voce è stata pubblicata in Arte e letteratura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Non sono un pozzo di scienza

  1. Carolina ha detto:

    Sul pozzo di San Patrizio: ho avuto, anni fa, il paradossale effetto delle “vertigini al contrario”, scendendo. A parte la bellezza del posto, la sensazione è stata indimenticabile :-((( .
    Sulle monetine e la scala mobile dei Granai: questa è una tesi di laurea in Antropologia Urbana. Titolo: “I nuovi riti nei non-luoghi della Post-modernità”. Se troviamo uno studente disposto ad appostarsi vicino alla scala mobile e riuscire ad intervistare (interviste in profondità, ovviamente) chi butta le monetine, cercando di capire perché faccia ‘sta cosa e cosa ci sia dietro il gesto, abbiamo una tesi bellissima (se vengono fuori cose interessanti) e forse pure un libro. Spargi questa proposta sui social, please! E poi: complimenti a Susan per le foto – soprattutto quella in alto. Belle davvero

  2. Carolina ha detto:

    Sempre sulla tesi: ovviamente è uno studio di caso. Correggo il titolo:
    “Nuovi riti nei non-luoghi della Post-modernità: il caso della scala mobile del centro commerciale “I Granai” di Roma”. TROVIAMO IL TESISTA!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...